28 luglio HABER
Alessandro Haber – voce
Marco Di Gennaro – pianoforte
L’ultima serata del Festival ospiterà una delle figure più importanti ed apprezzate del panorama cinematografico e teatrale italiano ed europeo: Alessandro Haber.
Le emozioni forti e un’esistenza vorticosa sembrano essere da sempre le compagne preferite di questo straordinario artista nato a Bologna il 19 gennaio 1947. Appena ventenne ottiene una parte in "La Cina è vicina" (Marco Bellocchio, 1967) e poi a lavorare con registi come i Taviani, Fellini, Bertolucci e Damiani. Dopo il film di Avati, "Regalo di Natale", arriva il meritato successo che premia la tenacia e la professionalità tipiche di un attore di razza. Anche a teatro ottiene unanimi consensi, recitando Orgia di Pasolini e Woyzeck di Buchner. Negli anni ‘90 si misura con ruoli sempre diversi, in un modo o nell’altro travolgenti, come in "Parenti serpenti" (Mario Monicelli, 1992) o nei tre film di Pieraccioni (I laureati, 1995; Il ciclone, 1996 e Fuochi d’artificio, 1997). In seguito rivela un altro grande talento: scrive e canta canzoni, organizzando concerti insieme a Mimmo Locasciulli. Già dal suo primo CD (Haberrante) dimostra di essere un interprete sicuro e raffinato.
Lo spettacolo che lo vede protagonista è a metà strada fra il concerto e il teatro. Un omaggio a Bukowski, alla sua letteratura e alla sua vita. Dalle parole ironiche, spregiudicate e feroci di uno dei più grandi scrittori in lingua inglese del Novecento, emerge il suo ritratto d’artista: Buk e le donne, Buk e i "colleghi prestigiosi", Buk e la musica, Buk contro le falsità della cultura dominante. Haber presta la sua voce graffiante per dar vita ad un’interpretazione magistrale delle poesie e lettere di Bukowski (tratte da alcuni libri editi da minimum fax), in cui ritroviamo i temi portanti del genio: l’immediatezza, la poesia "naturale", una macchina per scrivere, una cassa di birra, il sesso svogliato, Mozart a tutto volume, la voce appassionata e forte dell’emarginato "libero". Ad accompagnare Haber in questo entusiasmante e coinvolgente viaggio , ci sarà il raffinato pianoforte di Marco Di Gennaro, musicista romano estremamente versatile che vanta collaborazioni con artisti del calibro di: Paolo Fresu, Stefano Di Battista, Gary Bartz, Roberto Gatto,Flavio Boltro, Harvey Schwartz, Maurizio Giammarco, Pietro Tonolo, Fabrizio Sferra, e molti altri.
24 luglio
reading letterario - FAVELAS (AUTORE Fabio Bix)

Stefano Lanfredi
Daniela Savoldi
Felice Cosmo
Carlo Dodesini
Aldo Bicelli
– percussioni – percussioni – pianoforte – canto, violoncelloViaggio di musica e parole nelle Favelas brasiliane per scoprire, in uno spiazzante ribaltatamento di prospettiva che….
"…io quel che vedevo era un cumulo di case in discesa e risalita sull’altro versante della collina, un ammasso di costruzioni senza fiato, come di Lego montati alla rinfusa in preda a frenesia schizoide, alcune pitturate tanto tanto tempo fa e oramai screpolate, la maggior parte crociate da rossi forati e strati di cemento con vene di ferro a invocare il cielo, lamiere ondulate a tappare buchi e tetti approssimati e nemmeno il sole era poi così sole quel giorno / cielo in ammollo/ e più ci penso e più mi pare che non stessimo guardando la stessa cosa io e il vecchio. O forse, o meglio: non stavamo vedendo la stessa cosa…Perché: com’è possibile che lui vedesse quello che io vedevo (?)…Come avrebbe potuto sbracciarsi così, se anche lui (?)…ma da come ne era convinto io non potevo che diffidare i miei occhi e credere ciecamente al suo palmo spalancato, fidarmi della sua apparente follia, non poteva sbagliarsi, ne era troppo sicuro: il folle ero io..." (Fabio Bix)
– voce recitanteLee Konitz (sax)
Rosario Bonaccorso (contrabbasso)
Massimo Manzi (batteria)
Due magistrali musicisti italiani, Rosario Bonaccorso e Massimo Manzi, incontrano Lee Konitz, sassofonista nato a Chicago nel 1927 e ormai vero colosso del jazz. La carriera di Konitz inizia in giovanissima età, ben presto entrando in contatto con Lennie Tristano, Konitz è da subito attivo partecipe della scena jazzistica americana a fianco di musicisti quali Stan Kenton, Gerry Mulligan, lo stesso Tristano, Wayne Marsh. La sua arte è stata da sempre tesa alla novità e infatti dalla metà degli anni sessanta partecipa agli esperimenti di “Birth of the Cool” di Miles Davis, con Gerry Mulligan, John Lewis, disco che ha segnato un momento fondamentale nella storia del jazz.
Fino ad oggi Konitz ha registrato centinaia di album in tutto il mondo, collaborando con molti musicisti e anche grazie a questo tuttora possiede uno stile unico, un suono originalissimo e una creatività tale da renderlo uno dei grandissimi musicisti di sempre.
Rosario Bonaccorso, siciliano di nascita ma ligure di adozione è un musicista di grande comunicazione, assai apprezzato, fin dall´inizio della sua carriera, per le sue naturali doti di accompagnatore , per la spiccata creatività, per quella carica di energia che sa imprimere alla sezione ritmica, per la conoscenza della tradizione e la sua innata capacità di modernizzarne il linguaggio, tutte qualità che ne hanno fatto uno tra i più richiesti contrabbassisti .
Nella sua carriera ha collaborato con il gotha del jazz nazionale ed internazionale basti citare: Enrico Rava, Stefano di Battista, Elvin Jones, Benny Golson, Billy Cobham, Pat Metheny, Michael Brecker e molti altri, esperienze che lo hanno reso uno dei più apprezzati musicisti della scena jazzistica mondiale.
Completa il trio un altro pilastro del jazz italiano, Massimo Manzi, batterista amato da musicisti e richiesto dai jazzman americani per il suo drumming sintesi degli stili di Max Roach, Elvin Jones, De Johnette. Oltre ai concerti con musicisti di fama mondiale, tra gli altri il fisarmonicista Richard Galliano, George Garzone, Mick Goodrick, Steve Grossman, David Liebman, Mike Mainieri, Pat Martino, Kurt Rosenwinkel, Tony Scott e il grande Massimo Urbani, Manzi ha un’intensa attività didattica presso i Corsi Sperimentali del Conservatorio Martini di Bologna.
La musica del trio può essere considerata, senza peccare di presunzione, una delle attuali massime espressioni del trio senza strumento armonico. I tre musicisti, forti di una reciproca lunga conoscenza e frequentazione musicale, si spingono alla scoperta delle sfaccettature armoniche e melodiche originali e creative, senza mai perdere le sonorità che affondano le radici nel jazz classico.
Tre musicisti che hanno partecipato attivamente alla storia del jazz europeo e americano e che stanno attualmente segnando le linee direttrici del jazz moderno.
In caso di pioggia i concerti si terranno nell’ auditorium S.BARNABA in corso Magenta (Brescia)
SANGHA quartet
Seamus Blake:
Kevin Hays:
Doug Weiss:
Bill Stewart:
batteria contrabbasso pianoforte, Fender Rodhes
Un quartetto ormai stabile, aperto a brillanti idee e molteplici influenze contemporanee ma con forti radici nella storia del jazz. Questa in breve la sintesi della scintillante formazione, autentico summit dei più talentosi musicisti newyorkesi di ultima generazione, che ha imperniato il suo energico stile sulla naturale libertà di linguaggio e l’urgenza espressiva propria dell’attuale scena statunitense. I quattro sono musicisti affini e da sempre si ritrovano a suonare insieme in diversi contesti. Quanto ai leaders, basti ad esempio soffermarsi sul suono, sul fraseggio, sulle innovative idee di un solista di razza come Seamus Blake, maturato alla corte di John Scofield e di Dave Douglas, o sul meraviglioso e imprevedibile tocco pianistico di Kevin Hays, già pianista di Benny Golson, Sonny Rollins, Joe Henderson, Roy Haynes e Chris Potter che sfrutta, come del resto fa anche Blake al sax, tutte le potenzialità timbriche e armoniche dello strumento, non rinunciando a sperimentare sul piano acustico sonorità elettriche e rivalutando l’uso del Fender Rodhes. Completano l’organico la straordinaria ritmica composta da Doug Weiss, eccellente contrabbassista che ha suonato tra gli altri con Marc Copland, Kenny Drew Jr, Billy Hart e Fred Hersch, oltre a essere insieme a Hays uno dei componenti stabili del quartetto di Al Foster, e da Bill Stewart, autentico pilastro del drumming moderno, collaboratore tra gli altri di John Scofield e Pat Metheny, musicista di ampie vedute e di grandissimo rigore artistico, che sulla linea dei suoi principali ispiratori, Frankie Dunlop e Tony Williams, si è già riservato un posto nella storia del batterismo jazz e non solo.
Giampaolo Ascolese
Fabio BixLo spettacolo del JAZZ POETRY GROUP parte dai volumi SWING IN VERSI e JAM SESSION, editi da Lampi di Stampa (Milano), curati dal romanziere e saggista Guido Michelone, docente di Civiltà Musicale Afroamericana all’Università Cattolica di Milano assieme alla poetessa Francesca Tini Brunozzi: il primo sulle grandi canzoni afroamericane narrate dagli autori italiani contemporanei, il secondo sulle poesie di jazz scritte da grandissimi autori, con il coinvolgimento di circa un centinaio di artisti, tra cui STEFANO BENNI, PAOLO CONTE, EDOARDO SANGUINETI, DANIELE LUTTAZZI, ecc..Per il reading interverranno i curatori Guido Michelone e Francesca Tini Brunozzi, mentre gli intermezzi musicali vedranno come protagonista la cantante VERONICA VISMARA, jazz vocalist monzese, reduce dai successi di pubblico e critica del recente album SOUL MATES, registrato assieme a grandi jazzmen italiani. Accompagna Veronica Vismara il celebre chitarrista BEPPE FORNAROLI, in un repertorio ispirato alle canzoni del libro stesso.Il JAZZ POETRY GROUP nasce nel 1989 dall'inconto fra gli scrittori Guido Michelone e Francesca Tini Brunozzi, quale gruppo aperto che ospita i jazzmen che improvvisano su testi letterari di volta in volta letti o declamati da attori, cabarettisti o dagli stessi autori: infatti per festival e rassegne hanno via via collaborato i maggiori jazzisti della scena contemporanea italiana.
JAZZ STORY di Riccardo Maneglia
Si tratta della nuova opera a disegni animati di uno dei più celebri jazz-cartoonists del mondo: invitato più volte al Festival del Jazz Cinema di Kansas City, dove ha presentato i suoi video-jazz d'ispirazione astratta sui grandi musicisti contemporanei, Riccardo Maneglia sta ora tentando un'impresa unica nel suo genere: il primo lungometraggio sulla storia del jazz dalle origini ai nostri giorni; è insomma una fiction in half-animation (o pittura in movimento), con un tratto stilistico che ricorda il fumetto 'Corto Maltese' di Hufo Pratt, dove si parte dagli schiavi africani per arrivare ai grattacieli di Manhattan, passando attraverso le piantagioni di cotone nel Sud degli States, il brulicante porto di New Orleans, le bische clandestine di Kansas City, il tutto commentato dalle registrazioni originarie della grande musica afroamericana: work song, spriitual, blues, ragtime, il 'jass' primigenio e via dicendo.
Veronica Vismara
Beppe Fornaroli